MACERATA «La cessione del credito del Superbonus, solo per il cratere, sarà spalmata su quattro anni e non su dieci». La rassicurazione sul nuovo decreto – quello del 110% – che aveva nuovamente messo in allarme l’intero comparto della ricostruzione post sisma arriva dal commissario straordinario Guido Castelli. Due gli emendamenti presentati dal senatore di Fratelli d’Italia che salvano, ancora una volta, il centro Italia interessato dalla ripartenza dopo il terremoto del 2016.

Il fatto

Se infatti tutto sembrava essere tornato alla normalità, dopo il primo allarme lanciato a marzo scorso, quando la proroga al 31 dicembre 2025 del Superbonus per gli interventi edilizi effettuati nelle aree colpite dal terremoto era arrivata grazie all’intervento del commissario sulla tagliola annunciata dal governo, negli ultimi giorni un ennesimo spauracchio si era levato sulla ricostruzione, mettendo a rischio la conclusione di migliaia di cantieri. Questa volta il problema era l’emendamento del governo al decreto legge sul Superbonus che rende obbligatoria la spalmatura in dieci anni delle detrazioni che derivano dal 110% per i crediti maturati sui lavori a partire dal primo gennaio di quest’anno. Decreto già approvato al Senato che, se avesse interessato anche il cratere, avrebbe significato lo stop dei cantieri della ricostruzione già avviati e di quelli che dovranno partire nei prossimi mesi. Ecco l’allarme, quindi, subito generato tra tecnici, imprese edili e committenti che avrebbero dovuto sostenere un importante accollo per terminare i lavori. Difficile, infatti, trovare una ditta che accetti le detrazioni in dieci anni: scotto che avrebbe dovuto accollarsi il committente. Allora di nuovo l’intervento del commissario Castelli che ben conosce le conseguenze che potrebbero derivare da una norma come questa applicata alla ricostruzione. «Nel caso di cessione del credito – dice Castelli – la spalmatura per il cratere avverrà in quattro anni e non sul decennio. Inoltre, la nuova disciplina e il plafond di 330 milioni, riguarderanno, grazie al mio emendamento, solo i progetti inseriti nella piattaforma Gedisi (quella per i progetti della ricostruzione) dopo il 30 marzo. Restano esclusi tutti quelli presentati precedentemente e i cantieri già in corso d’opera».

Il chiarimento

È bene poi chiarire che lo spalma crediti nei dieci anni non riguarda comunque tutti: la norma esclude esplicitamente dalla misura tutti coloro che hanno acquistato i crediti attraverso sconti in fattura o cessioni successive. Significa che l’allungamento a dieci anni non toccherà le imprese e le banche che hanno acquistato i crediti fiscali, ma soltanto i contribuenti che li utilizzano direttamente nelle loro dichiarazioni dei redditi senza averli mai ceduti.

Il sisma

E anche se il cratere è di nuovo salvo, l’ennesima tagliola paventata sul Superbonus rappresenta un chiaro campanello d’allarme per spingere da un lato i committenti a presentare i progetti il prima possibile e dall’altro il governo e la struttura commissariale a prevedere uno strumento alternativo per la ricostruzione, evitando gli accolli sui committenti. «Stiamo lavorando all’aumento del costo parametrico – dice Castelli -, è prevista a breve una commissione. L’obiettivo è di metterlo in campo entro l’anno. Non renderemo possibile tutto quello che è stato il 110% che, in alcuni casi, ha portato a un costo di costruzione di 3.500 euro al metro quadro, ma sarà un aumento che tiene ferma la natura del contributo sisma: restituire edifici sicuri ai cittadini. Quello che ora ci sentiamo di dire a tecnici e committenti è di presentare i progetti il prima possibile: chi non lo avrà fatto entro il 30 giugno perderà il diritto a Cas e Sae».

 

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