L’impegno mondiale ed europeo per il clima chiede di abbandonare le fonti fossili, che al momento costituiscono ancora la principale fonte energetica, per andare verso le fonti rinnovabili, come il solare, l’eolico, l’idroelettrico. Gli obiettivi europei e italiani al 2030 sono ambiziosi: per l’UE, dobbiamo raggiungere il 42,5% di copertura dei consumi lordi di energia da fonti rinnovabili, il che si traduce, secondo uno studio ENEA, in un obiettivo nazionale fissato in 52 GW circa di nuova capacità fotovoltaica (due volte e mezzo la potenza registrata nel 2020).
Il solare è una delle fonti rinnovabili e significa, in pratica, fotovoltaico.
Secondo il sopra citato studio di Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, basterebbe installare pannelli fotovoltaici sul 30% dei tetti delle case delle famiglie italiane per soddisfare l’intero fabbisogno elettrico del settore residenziale nazionale.

Al 31 maggio 2023 si contavano in Italia 1,39 milioni di impianti fotovoltaici, con una potenza media pari a 19,3 kW. La potenza installata è equamente distribuita tra Centro, Nord e Sud Italia. Il maggior contributo in termini di potenza installata è dato dalla Lombardia (12,3%), dalla Puglia (11,7%), dal Veneto (10,3%) e dall’Emilia Romagna (10,1%). Mediamente sono installati in Italia 8,9 kW ogni 100Kmq.

Non sono pochi, ma dobbiamo fare di più, molto di più. Vi sono sfide aperte e conosciute di tipo tecnico, come la natura intermittente di questa fonte di energia, e le procedure amministrative complicate. Ma c’è anche un tema, più alto, di strategie industriali europee.
Ne abbiamo parlato con Paolo Panighi, imprenditore brianzolo che ha saputo cogliere le opportunità del fotovoltaico. La sua azienda, Elfor, che ha appena compiuto 15 anni, è diventa il punto di riferimento per installatori e grossisti del nord Italia nella distribuzione specialistica di prodotti per il fotovoltaico.

Paolo Panighi, il fondatore e amministratore delegato di Elfor

“Il nostro settore è giovane, popolato da aziende altrettanto giovani, ci conosciamo tutti: in Italia siamo circa 20 distributori specialisti, l’azienda più longeva ha 25 anni, il fatturato medio è di circa 50 milioni di euro. Siamo il primo anello di congiunzione tra chi fa i pannelli (o li importa) e chi li installa, quindi abbiamo un ruolo importante anche per promuovere la tecnologia fotovoltaica. Ciò che in questo momento viviamo con un certo rammarico, è che noi, oggi, i pannelli solari siamo costretti a comprarli prevalentemente da produttori asiatici: purtroppo le aziende europee che costruivano pannelli, dal 2015 ad oggi stanno cadendo come birilli, a causa dell’invasione cinese di prodotti a basso costo e della mancanza di politiche europee di tutela che pongano limiti, appunto, a questa invasione”.

Un problema questo che effettivamente ha mosso le più grandi associazioni europee a muoversi e chiedere un cambio di passo a Bruxelles. Paradossalmente, mentre l’Europa spinge per la transizione verde, la produzione di pannelli ‘made in Europe’ è crollata: lo scorso aprile ha annunciato la chiusura del suo stabilimento di Friburgo la storica azienda Meyer Burger, l’ultimo grande stabilimento di produzione di pannelli fotovoltaici europei in Germania.

Fotovoltaico cinese

La concorrenza cinese è spietata, i pannelli possono costare addirittura la metà rispetto a quelli prodotti altrove. Un vero peccato: la transizione green ha dato finora un assist pazzesco alle aziende produttrici cinesi anzichè alle europee.
“Si dovrebbe perlomeno regolamentare gli importatori, cioè stabilire che rispettino determinati parametri, tipo condizioni di lavoro, qualità di benessere della vita aziendale, tracciabilità, ecc. – continua Panighi. “L’ Europa dovrebbe incentivare l’uso di prodotti europei attraverso un sostegno alle imprese che producono in Europa e all’acquisto di prodotti ‘made in Europe’. La recente firma della Carta solare europea è stato un primo passo avanti, vedremo se cambierà qualcosa.”

Lo scorso aprile, infatti, 23 paesi europei inclusa l’Italia e 100 produttori, sotto l’egida della Commissione europea, hanno firmato la Carta solare europea: un impegno strategico per sostenere l’industria fotovoltaica continentale e contrastare il dominio cinese.
“Il mondo del fotovoltaico è nato con gli incentivi, con i conti energia, ma non è sugli incentivi che si dovrebbe basare la sua crescita, l’incentivo droga il mercato e crea caos perché attrae operatori poco specializzati. Ne è un esempio quanto successo in ambito ecobonus, sul fotovoltaico abbiamo visto progetti assurdi. Ma in questo momento, per contrastare il quasi-monopolio cinese, a mio parere, andrebbero fatti investimenti a favore del made in Europe”.
“E’ difficile capire come si possa sostenere la politica dei prezzi di produttori come la Cina. – continua Panighi – Sicuramente bisogna agire sull’innovazione, sulla qualità dei prodotti e la loro sostenibilità, ambientale e sociale. In Italia si ripongono speranze sulla 3Sun Gigafactory di Enel a Catania, la cosiddetta ‘Fabbrica del Sole’, che ha puntato sull’innovazione, sulla ricerca. Vedremo se nei prossimi anni riuscirà a essere competitiva rispetto ai prodotti cinesi”.

Le comunità energetiche

Un altro capitolo importante nel quadro delle politiche per lo sviluppo del fotovoltaico riguarda le CER.
“Le comunità energetiche nascono per ridurre il costo dell’energia all’utilizzatore, cioè la bolletta. – spiega l’imprenditore, che con Elfor lavora anche in questo ambito. “E hanno un altro grandissimo e non secondario pregio: sono in grado di rispondere al problema delle reti, delle reti elettriche obsolete, vecchie, che non possono sopportare i carichi energetici oggi richiesti. Noi oggi spegniamo gli impianti fotovoltaici per eccesso di produzione, perchè le reti non riescono a supportare il trasferimento di energia. E’ un problema in tutta Europa, che ostacola anche la corsa verso l’energia pulita, l’Italia non è nemmeno tra i Paesi messi peggio. Creare energia in loco e utilizzarla in loco, ciò che tecnicamente fanno le comunità energetiche, significa allegerire il peso sulle reti. Per questo poi le aziende elettriche possono fare sconti in bolletta”.

La forza lavoro: la sfida più grande

La IEA – International Energy Agency, stima che per ogni Gigawatt aggiunto di capacità fotovoltaica si possono creare 1.300 nuovi posti di lavoro nell’industria. Eppure anche Elfor vive un altro paradosso proprio in questo ambito: da mesi cerca e non trova 6 nuovi collaboratori, alcuni di tipo tecnico, altri di tipo manageriale.
“Il tema della forza lavoro è un freno alla crescita di realtà come la nostra e di tutto il settore. – continua Panighi. “ Effettivamente il fotovoltaico crea posti di lavoro, eppure stiamo registrando un grandissimo problema a reperire nuovi collaboratori, noi abbiamo sempre attinto a istituti tecnici, eppure adesso si fa tantissima fatica: la dispersione scolastica dopo il primo anno è altissima, chi arriva alla fine del ciclo poi va a fare ingegneria e quando sono laureati la metà se ne va all’estero. I profili tecnici sono la lacuna più grossa. Elfor, da questo punto di vista, cerca di essere di stimolo: va a parlare nelle scuole, porta i ragazzi delle terze medie a visitare l’azienda e cerca di illustrare i vantaggi di un percorso tecnico e le opportunità di carriera nel fotovoltaico”.

I 15 anni di Elfor: un successo da condividere con la comunità

E’ il 2008 quando Paolo Panighi, già imprenditore nella distribuzione elettrica, da sempre affascinato dalla green energy, decide di andare fino in fondo e investire sulle proprie passioni.
Per questo motivo, ad inizio 2009, mette in pratica le sue idee dando vita a Elfor, una scommessa nell’energia green e nel fotovoltaico, che cresce anno dopo anno per arrivare a fare il boom nel 2020. Entro la fine del 2024 nasceranno altre due aziende collegate e si sta espandendo in altre regioni.
La festa per i suoi 15 anni è un evento in Villa Tittoni a Desio, con dipendendenti, collaboratori, clienti, partner, istituzioni.
Ma, soprattutto, è l’occasione per annunciare una donazione all’Istituto Comprensivo Statale Tolstoj di Desio, sul cui tetto verrà installato un impianto da 20kW circa, adeguato a soddisfare le esigenze della scuola stessa.
“Lavoriamo molto, – conclude Paolo Panighi – ma siamo consapevoli di essere fortunati, la nostra azienda è florida, crediamo in questo settore nonostante le oggettive difficoltà e nonostante il momento che sappiamo essere critico per tante altre imprese. Ci fa piacere poter condividere con il nostro territorio un po’ di questa fortuna, con un pizzico di speranza che dentro questa scuola ci siano già i nostri collaboratori di domani’.

Foto di copertina Karsten Würth su Unsplash

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