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Il pignoramento del conto corrente è una misura esecutiva che può essere adottata da un creditore per soddisfare il proprio credito nei confronti di un debitore insolvente. Si tratta di un’azione che comporta il blocco e la distrazione delle somme depositate sul conto corrente del debitore, fino a concorrenza dell’importo dovuto al creditore. Il pignoramento del conto corrente può essere effettuato da un soggetto privato (come una banca, un fornitore, ecc.) o dall’Agenzia Entrate Riscossione (il nuovo ente che ha sostituito Equitalia dal 1° luglio 2017) per il recupero dei tributi non pagati.

La procedura di pignoramento del conto corrente è diversa a seconda del tipo di creditore: nel caso di un soggetto privato, è necessario che il creditore sia in possesso di un titolo esecutivo (come una sentenza, un decreto ingiuntivo, una cambiale, ecc.) e che abbia notificato al debitore un atto di precetto o una cartella di pagamento; inoltre, il creditore deve instaurare una causa in tribunale e ottenere un decreto di assegnazione delle somme pignorate.

Nel caso dell’Agenzia Entrate Riscossione, invece, la procedura è più semplice e veloce: il creditore invia alla banca del debitore una lettera contenente l’ordine di pignorare il conto corrente e di trasferire le somme entro 60 giorni.

Il pignoramento del conto corrente non è assoluto: esistono dei limiti e delle eccezioni previste dalla legge per tutelare il debitore e garantire il suo minimo vitale. In particolare, non possono essere pignorate le somme inferiori al triplo dell’assegno sociale (che per il 2023 è pari a 503,27 euro al mese), né le somme destinate al pagamento degli alimenti o dei contributi previdenziali.

Inoltre, non possono essere pignorate più di un quinto dello stipendio o della pensione del debitore, salvo che si tratti di crediti alimentari o tributari. Il pignoramento del conto corrente può essere impugnato dal debitore se ritiene che sia illegittimo o eccessivo: in tal caso, può presentare opposizione al giudice competente entro 20 giorni dalla notifica del pignoramento o dalla data in cui ne ha avuto conoscenza. Se il giudice accoglie l’opposizione, può annullare o ridurre il pignoramento; se la rigetta, può confermarlo o aumentarlo.

Quali sono le conseguenze del pignoramento del conto corrente?

Le conseguenze del pignoramento del conto corrente possono essere diverse a seconda della situazione del debitore e del creditore. In generale, il pignoramento comporta il blocco e la distrazione delle somme depositate sul conto corrente, fino a concorrenza dell’importo dovuto al creditore.

Questo significa che il debitore non potrà più usare il suo denaro per le sue necessità, ma dovrà aspettare che il giudice assegni le somme pignorate al creditore. Il pignoramento del conto corrente ha anche delle implicazioni fiscali: il debitore dovrà dichiarare le somme pignorate nel suo modello 730 o Unico, mentre il creditore dovrà indicarle come reddito da capitale.

Inoltre, il pignoramento del conto corrente può avere delle ripercussioni sul rapporto tra il debitore e la banca: se il conto corrente è affidato, cioè ha una linea di credito concessa dalla banca, il pignoramento può comportare la revoca dell’affidamento e la richiesta di restituzione immediata del debito1. Se il conto corrente è cointestato, invece, il pignoramento non può superare il 50% del saldo disponibile.

Il pignoramento del conto corrente non è una misura definitiva: il debitore può impugnarlo se ritiene che sia illegittimo o eccessivo, presentando opposizione al giudice competente entro 20 giorni dalla notifica o dalla data in cui ne ha avuto conoscenza.

Se il giudice accoglie l’opposizione, può annullare o ridurre il pignoramento; se la rigetta, può confermarlo o aumentarlo3. Il debitore può anche cercare di evitare il pignoramento del conto corrente, adottando alcune strategie come svuotare il conto, spostare i soldi su un altro conto o chiedere alla banca il rilascio di assegni circolari.

Tuttavia, queste soluzioni hanno dei rischi e dei limiti che devono essere valutati attentamente.

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